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Archivio per la categoria ‘Società’

Per non dimenticare

27 gennaio 2010 Rosario Nessun commento

Art. 1 della legge n. 211 del 20 luglio 2000:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati

il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale. Hannah Arendt

 

Rosarno, non solo ordine pubblico

11 gennaio 2010 Rosario Nessun commento

Tutto ciò che è successo a partire da giovedì scorso a Rosarno è raccapricciante. Adesso è diventato un problema di ordine pubblico. Ma questi immigrati in quel lager della ex cartiera in cui vivevano ci sono da tempo. E ci sono per un motivo ben preciso: per farli lavorare al nero, per una paga da fame, senza le benché minime condizioni di vivibilità igienico-sanitarie.
In questi giorni abbiamo assistito alle cronache dei fatti di guerriglia urbana, sconcia manifestazione di razzismo da parte degli abitanti del luogo. Avranno avuto le loro ragioni, ma sempre di razzismo si tratta. Tutti i servizi dei media sono stati incentrati sugli scontri, sulle condizioni di vita di questi sfortunati esseri umani, sulle loro testimonianze delle aggressioni ed, in ultimo, sui trasferimenti presso i centri di Bari e Crotone. Troppo poco l’informazione televisiva si è occupata del perché queste persone si trovavano lì. Migranti anche nel lavoro. A novembre erano in Puglia. A primavera migreranno in Campania a spezzarsi la schiena negli orti dove è padrona la mafia più feroce del mondo. Questa strana società in cui viviamo prima sfrutta la disperazione di esuli scappati da paesi in miseria o costellati da immani guerre civili. Poi li condanna, in questo caso con una vera e propria caccia all’uomo, a vivere in condizioni di lager nazista. Non si è posto l’accento mediatico sul lavoro che facevano, su chi li sfrutta, sulle organizzazioni criminali che stanno spesso dietro a questa nuova tratta di schiavi. Qualcuno ha mai intervistato i proprietari terrieri presso i quali gli extracomunitari lavoravano per raccogliere arance,uva,olive o pomodori? Chi sono i caporali che li prendono all’alba sui furgoncini, come al mercato del bestiame, scelgono i più forti e lucrano addirittura 5 dei miserabilissimi 20 euro che guadagnano? Si apprende che molti degli immigrati risultano comunque in possesso di permesso stagionale, altri hanno documenti in regola, molti sono richiedenti asilo. La magistratura sta indagando, come giusto che sia. Ma non sarebbe un bel gesto da parte dell’informazione televisiva porre in rilievo tali aspetti?
Un paese ricco e civile quale osa definirsi l’Italia non può solo affrontare un tale disastro come un problema di ordine pubblico e rallegrarsene “perché non ci è scappato il morto”. La politica dell’accoglienza è inesistente o spesso improntata al mero ed esplicito razzismo. Si va dalla nota della Gelmini che, dando voce ad un vecchio sogno leghista, vuole fissare al 30% la presenza degli studenti immigrati in classe. Passando per lo sconcio reato di immigrazione clandestina. Sino ad arrivare all’odissea alla quale è soggetta un’impresa che volesse assumere un lavoratore extracomunitario. Si dice che si vogliono tutelare gli immigrati che lavorano e non delinquono. Per assumerne uno, ammesso che si riesca a “vincere” la lotteria delle quote provinciali, passano dai 12 ai 18 mesi dalla presentazione della domanda!
Tra le tante voci che hanno trattato tale spiacevolissimo fatto quella che mi è parsa maggiormente carica di umanità è stata la poesia di Adriano Sofri su Repubblica. Nel video la lettura di Lella Costa.

Categorie:Politica, Società Tag:

La commemorazione della strage di Via D’Amelio

19 luglio 2009 Rosario Nessun commento

Oggi alla manifestazione per ricordare Paolo Borsellino, ucciso 17 anni fa dalla mafia in via D’Amelio a Palermo, erano presenti meno di 100 persone.
Il fratello del magistrato, Salvatore Borsellino si è sfogato amaramente: “Dove sono finiti i palermitani che il giorno del funerale di mio fratello gridavano ‘Paolo, Paolo’? Palermo ha purtroppo dimenticato la promessa fatta a Paolo proprio il giorno del suo funerale”. “Il problema – ha detto – è l’indifferenza. Oggi si è dimenticata la memoria dopo l’iniziale risveglio delle coscienze dopo la strage. A parte il comitato organizzatore mancano i cittadini comuni. Avrei sperato che i cittadini pelermitani si svegliassero ma così non è stato”.
Il comitato organizzatore, tra cui l’associazione di ‘Ammazzateci tutti’, aveva invitato gli abitanti di via d’Amelio, dove abitava anche la madre del giudice, a esporre lenzuola e manifesti per ricordare Borsellino, ma gran parte delle finestre è rimasta chiusa.

Acqua potabile, genuina, economica: del rubinetto!

20 giugno 2009 Rosario Nessun commento

L'acqua del Sindaco

L'acqua del Sindaco

Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, attraverso un progetto portato avanti dalla società veneziana multiutility Veritas, ha fatto da grancassa ad una serie di iniziative destinate a rivoluzionare i consumi degli italiani nella direzione di quel tanto auspicato consumo sostenibile. “L’acqua del sindaco”  è il nome della campagna che invita i veneziani a bere acqua del rubinetto al posto della tanto abusata oligominerale.
Cacciari, col sostegno di numerosi pareri di ambientalisti, economisti e sociologi, parte da alcuni presupposti. I consumi di gasata e naturale sono cresciuti in vent’anni da 65 a 192 litri pro capite. Secondo Luca Martinelli di Altraeconomia: «L’ acqua del rubinetto costa 500 volte in meno della concorrente industriale». L’ Italia produce 12,4 miliardi di bottiglie l’ anno consumando 655 mila tonnellate di petrolio, scaricando in aria 910 mila tonnellate di CO2 e in pattumiera 200 mila tonnellate di polietilene, il cui smaltimento (solo un terzo viene riciclato) «è a carico di cittadini ed enti locali». Non solo. Otto litri di minerale su 10 percorrono in camion centinaia di chilometri per arrivare dalla sorgente agli scaffali dei supermercati e sui tavoli dei ristoranti. Bruciando ettolitri di gasolio. Per quanto riguarda la qualità, secondo Martinelli: «L’ acqua del rubinetto non ha niente da invidiare a quella industrial. Ogni pozzo che garantisce da 100 a 10 mila litri, il fabbisogno di un piccolo capoluogo, è sottoposto a 70 controlli l’anno. Nelle grandi città le verifiche sono decine di migliaia. E una recente sentenza del Tar, ma non ce n’ era bisogno, obbliga gli acquedotti pubblici alla trasparenza, pubblicando i risultati di tutti gli esami». I risultati si sono subito visti. La campagna portata avanti da Veritas ha fatto aumentare del 4% i cittadini che bevono acqua del rubinetto.
Inoltre qualcosa si muove anche al di là della laguna.
Il gruppo HERA (multiutility dell’Emilia Romagna) ha lanciato la campagna 0,0015 euro al litro. Campagna che tende a mettere in evidenza come l’acqua emiliana e romagnola sia buona e sicura, garantita da più di 100 controlli al giorno e costi solo 0,15 cent/Euro al litro.
L’ Acea a Roma, l’ Acquedotto Pugliese e quello lucano hanno “etichettato” il loro prodotto.
Le mense scolastiche di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Perugia, Abbiategrasso, Monterotondo, Cusano Milanino e tanti altri piccoli centri d’ Italia utilizzano l’acqua del rubinetto nelle proprie mense.
A Torino e in Piemonte è partita la campagna Tvb: «Ti voglio bere». Iniziativa che ha riportato la tradizionale bevanda del rubinetto in centinaia di asili e scuole elementari della regione, evitando di riempire le discariche piemontesi di 22 mila bottiglie di plastica al giorno.
E non solo Enti Pubblici. Oltre 1.500 ristoranti hanno aderito alla campagna di Legambiente “Imbrocchiamola”imbrocchiamola offrendo esplicitamente in menù l’ acqua del rubinetto.
E se fossimo abituati all’acqua gassata? Basta montare un apposito gasificatore in cucina e si ottiene un acqua frizzante che non ha nulla da invidiare alle acque minerali gasate. In Svezia il 30% delle famiglie produce da sé l’acqua frizzante mentre nel Belpaese le percentuali sono dello zero virgola.
Il fenomeno ovviamente non è solo italiano. A New York il rieletto sindaco Michael Bloomberg ha impostato parte della propria campagna elettorale sul ritorno al rubinetto. A Parigi Bertrand Delanoe si è reso protagonista di un clamoroso ritorno dal privato (che aveva peggiorato la qualità ed aumentato i prezzi) al pubblico. Il comune ha ripreso la gestione delle acque con risultati a dir poco eccellenti.
Le reazioni dei produttori di acque oligominerali. Secondo Ettore Fortuna, numero uno di Mineracqua, l’ organizzazione di settore: «L’ acqua di rubinetto e la nostra sono due cose completamente diverse – dice – : noi la recuperiamo in un giacimento sotterraneo profondo, protetto e incontaminato e la imbottigliamo alla fonte. Quella delle municipalizzate ha le provenienze più disparate. Torino la prende in parte dal Po, Firenze dall’ Arno, poi la devono trattare, disinfettare e potabilizzare». Uno studio (ancora non pubblicato) commissionato dall’ industria e contestato da Legambiente, sostiene Fortuna, «conferma che da un rubinetto su quattro esce acqua con tracce batteriologiche e “contaminanti di origine antropica”». Tutti in valori ben sotto i limiti massimi previsti dalla legge, però. E nella maggior parte dei casi – dice Martinelli – per colpa della mancata manutenzione degli impianti condominiali: «Le municipalizzate garantiscono un’ acqua pura fino al contatore, poi troppo spesso gli amministratori si dimenticano di trattare le cisterne e le autoclavi».
E si arriva al noccio della questione: il ruolo degli enti locali e/o aziende municipalizzate. Il ruolo dell’attore pubblico dovrebbe essere quello di supremo regolatore e garante dell’efficienza dei servizi e dei beni pubblici. Non riuscendo a garantire la salubrità di condotte, cisterne e impianti, abdicano al loro ruolo e finiscono per favorire, logo_acqua_pubblicaper dolo o negligenza, i business privati (eticamente immorali perché fondati su sfruttamenti socialmente fraudolenti di beni pubblici). Nella mia terra d’origine (la Sicilia) si arriva a paradossi in cui l’acqua diventa un affaire spesso in mano a consorterie politiche e criminali. Trasformandosi da bacini idrici in bacini di soldi (di voti) immoralmente ed illegittimamente prodotti.
Seguendo il modello di amministrazioni civili è necessario procedere verso quella virtuosa direzione che porterà gli Enti Locali a fare nulla più del proprio dovere, creando le condizioni affinché ogni cittadino possa finalmente godere di un bene che gli spetta naturalmente: l’acqua del rubinetto, potabile, genuina, economica.