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Archivio per la categoria ‘Politica’

Rosarno, non solo ordine pubblico

11 gennaio 2010 Rosario Nessun commento

Tutto ciò che è successo a partire da giovedì scorso a Rosarno è raccapricciante. Adesso è diventato un problema di ordine pubblico. Ma questi immigrati in quel lager della ex cartiera in cui vivevano ci sono da tempo. E ci sono per un motivo ben preciso: per farli lavorare al nero, per una paga da fame, senza le benché minime condizioni di vivibilità igienico-sanitarie.
In questi giorni abbiamo assistito alle cronache dei fatti di guerriglia urbana, sconcia manifestazione di razzismo da parte degli abitanti del luogo. Avranno avuto le loro ragioni, ma sempre di razzismo si tratta. Tutti i servizi dei media sono stati incentrati sugli scontri, sulle condizioni di vita di questi sfortunati esseri umani, sulle loro testimonianze delle aggressioni ed, in ultimo, sui trasferimenti presso i centri di Bari e Crotone. Troppo poco l’informazione televisiva si è occupata del perché queste persone si trovavano lì. Migranti anche nel lavoro. A novembre erano in Puglia. A primavera migreranno in Campania a spezzarsi la schiena negli orti dove è padrona la mafia più feroce del mondo. Questa strana società in cui viviamo prima sfrutta la disperazione di esuli scappati da paesi in miseria o costellati da immani guerre civili. Poi li condanna, in questo caso con una vera e propria caccia all’uomo, a vivere in condizioni di lager nazista. Non si è posto l’accento mediatico sul lavoro che facevano, su chi li sfrutta, sulle organizzazioni criminali che stanno spesso dietro a questa nuova tratta di schiavi. Qualcuno ha mai intervistato i proprietari terrieri presso i quali gli extracomunitari lavoravano per raccogliere arance,uva,olive o pomodori? Chi sono i caporali che li prendono all’alba sui furgoncini, come al mercato del bestiame, scelgono i più forti e lucrano addirittura 5 dei miserabilissimi 20 euro che guadagnano? Si apprende che molti degli immigrati risultano comunque in possesso di permesso stagionale, altri hanno documenti in regola, molti sono richiedenti asilo. La magistratura sta indagando, come giusto che sia. Ma non sarebbe un bel gesto da parte dell’informazione televisiva porre in rilievo tali aspetti?
Un paese ricco e civile quale osa definirsi l’Italia non può solo affrontare un tale disastro come un problema di ordine pubblico e rallegrarsene “perché non ci è scappato il morto”. La politica dell’accoglienza è inesistente o spesso improntata al mero ed esplicito razzismo. Si va dalla nota della Gelmini che, dando voce ad un vecchio sogno leghista, vuole fissare al 30% la presenza degli studenti immigrati in classe. Passando per lo sconcio reato di immigrazione clandestina. Sino ad arrivare all’odissea alla quale è soggetta un’impresa che volesse assumere un lavoratore extracomunitario. Si dice che si vogliono tutelare gli immigrati che lavorano e non delinquono. Per assumerne uno, ammesso che si riesca a “vincere” la lotteria delle quote provinciali, passano dai 12 ai 18 mesi dalla presentazione della domanda!
Tra le tante voci che hanno trattato tale spiacevolissimo fatto quella che mi è parsa maggiormente carica di umanità è stata la poesia di Adriano Sofri su Repubblica. Nel video la lettura di Lella Costa.

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Il sondaggio dell’espresso sul segretario del PD

18 luglio 2009 Rosario Nessun commento
Da qualche giorno L’espresso ha lanciato un “sondaggio” online sul prossimo segretario del Partito Democratico. I “sondaggi” in realtà sono due:
  • nel primo, lanciato alle 00:00 del 13 luglio partecipavano: Adinolfi, Bersani, Franceschini, Grillo e Marino;

  • nel secondo, lanciato alle 00:00 del 15 luglio Grillo non era della partita;

Nella tabella qui di seguito riportata riporto i risultati aggiornati ad oggi

Sondaggio de L’espresso: “Vota il candidato segretario del PD

Senza Beppe Grillo Con Beppe Grillo
Mario Adinolfi 358 Mario Adinolfi 372
Pierluigi Bersani 3.124 Pierluigi Bersani 3.278
Dario Franceschini 1.138 Dario Franceschini 1.193
Ignazio Marino 3.017 Beppe Grillo 59.288
    Ignazio Marino 3.558

Totale votanti

7.637

Totale votanti

67.719
Sondaggio aggiornato alle 16:03 del 18 luglio 2009

Il sito avverte:
Attenzione: I “sondaggi online” de L’espresso non sono “sondaggi rappresentativi” ai sensi delle direttive dell’Autorità garante delle comunicazioni: essi non hanno valore statistico. I risultati che forniscono non hanno, cioè, la pretesa di rappresentare l’opinione di gruppi di persone. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente, che hanno l’unico scopo di permettere agli utenti che lo desiderano di esprimere la propria personale opinione.
Ciò che salta subito agli occhi è che quando nel sondaggio partecipa Grillo egli risulta vincitore surclassando i diretti avversari.
Mi sono precipitato a votare essendo un elettore critico del PD. Per la trasparenza di opinione ho votato per Ignazio Marino.
Dopo aver votato mi è venuto il dubbio: ma posso votare più volte? Ci ho provato ottenendo la risposta: Hai già votato.
Dopo sono andato nella barra degli strumenti del mio browser alla voce Strumenti ==> Opzioni Internet ==> Elimina ==> Elimina tutto (ossia ho cancellato i cookie del browser) ed ho potuto rivotare tranquillamente!
Sono convinto che in un “sondaggio” online Beppe Grillo sarebbe risultato lo stesso vincitore. I suoi numerosissimi sostenitori sono persone abituate a usare la rete ed a sfruttarne al massimo le sinergie comunicative e di interazione. Ma così proposto il sondaggio è poco serio. In tali genere di “sondaggi” potrebbero essere utilizzate delle tools (ne esistono anche open source) che identificano i votanti attraverso l’IP del proprio computer e non semplicemente attraverso i cookie. 
 

Il ddl sicurezza non andava promulgato

16 luglio 2009 Rosario Nessun commento

Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha promulgato la legge recante “Disposizioni in materia di pubblica sicurezza” approvata il 2 luglio scorso dal Senato. Subito dopo ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi ed ai ministri Alfano e Maroni.
Da un’attenta lettura della missiva si nota che, escludendo il primo e l’ultimo capoverso, essa non è altro che una tipica lettera motivata con la quale il Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 74 della Costituzione, chiede alle Camere una nuova deliberazione.
In particolare nel primo capoverso di contenuto, il Presidente afferma che:
“Ho ritenuto di non poter sospendere in modo particolare la entrata in vigore di norme – ampiamente condivise in sede parlamentare – che rafforzano il contrasto alle varie forme di criminalità organizzata sia intervenendo sul trattamento penitenziario da riservare ai detenuti più pericolosi (art. 2 commi 25 e 26) sia introducendo più efficaci controlli e sanzioni per le condotte di infiltrazione mafiosa nelle istituzioni e nella economia legale (art. 2 commi 2, 20, 22, 29-30).”
Le norme al quale si riferisce il capo dello Stato e che avevano trovato anche il voto favorevole delle opposizioni (si badi bene solo questi commi) sono ravvisabili in soli 5 commi. L’intera legge in tutto ne conta ben 128! L’ampia condivisione in sede parlamentare si è avuta solo peri il 4% del provvedimento. Tant’è che la legge è passata con la fiducia ed il solo voto della maggioranza: 157 favorevoli (Pdl e Lega) 124 contrari (PD, UDC-Minoranze linguistiche; IdV) 3 astenuti.
Dal secondo capoverso in poi il capo dello Stato inizia a sciorinare le inoppugnabili argomentazioni in virtù delle quali la legge presenta diversi aspetti di incostituzionalità.
Innanzitutto il Governo avrebbe voluto inserire il grosso delle norme nel decreto Legge 23 maggio 2008, n. 92 sempre in materia di sicurezza. Allora il capo dello Stato, attraverso la sua attività di moral suasion, asserendo la mancanza dei necessari presupposti di straordinaria necessità e urgenza oltre che per la natura dei temi trattati, convenì con l’Esecutivo che le norme venissero inserite in un apposito disegno di legge che si componeva di 20 articoli. Ben presto gli articoli divennero 66 nel testo licenziato dall’Assemblea del Senato il 5 febbraio 2009, per poi essere accorpati a tre attraverso la presentazione di “maxi-emendamenti” sui quali il Governo appose la questione di fiducia alla Camera : fiducia ottenuta il 14 maggio 2009 e poi nuovamente apposta al Senato sul medesimo testo per la definitiva approvazione del 2 luglio.
Vengono successivamente ravvisati le innumerevoli distorsioni nel modo di legiferare. Vengono infatti apportate modifiche o integrazioni a 43 disposizioni del codice penale, a 38 disposizioni del testo unico sulla immigrazione, a 16 disposizioni dell’ordinamento penitenziario e ad oltre circa 100 disposizioni inserite nel codice di procedura penale, nel codice civile e in 30 testi normativi complementari o speciali. Attraverso la paventata tutela di una troppo generale e onnicomprensiva  nozione di sicurezza, vengono modificate o introdotte disposizioni in molti disparati corpi legislativi, tra i quali anche codici fondamentali: la risultante è la disomogeneità e la estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo (tesi già affermate dal Comitato per la legislazione della Camera nella seduta del 29 aprile 2009).
Passando ad alcuni aberranti aspetti del provvedimento, Napolitano evidenzia:
Introduzione del reato di immigrazione clandestina: punendo non il solo ingresso ma anche il mantenimento nel territorio dello Stato, la norma è perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento della entrata in vigore della legge: il dettato normativo non consente interpretazioni diverse: allo stato, esso apre la strada a effetti difficilmente prevedibili. Già la Corte Costituzionale ( sentenze n. 5/2004 e n. 22/2007 ) aveva ravvisato la necessità di tenere conto della esimente della permanenza determinata da “giustificato motivo”. L’attribuzione della competenza del reato al giudice di pace (giudice dalla natura giuridica conciliatoria) disegna nel contempo, per il reato in questione, un “sottosistema” sanzionatorio non coerente con i principi generali dell’ordinamento e meno garantista di quello previsto per delitti di trattenimento abusivo sottoposti alla cognizione del tribunale.
Appaiono poi contraddittorie ed inique le norme di modifica del codice penale in materia di: aggravanti del reato di rapina ed eventuali circostanze attenuanti; la reintroduzione del delitto di oltraggio e la singolare causa di estinzione del reato collegata al risarcimento del danno.
Ronde: i sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini per segnalare alle forze di polizia anche locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale. Essendo affidata non alla legge ma a un successivo decreto del Ministro dell’interno la determinazione degli “ambiti operativi” di tali disposizioni, appare urgente la definizione di detto decreto in termini di rigorosa aderenza ai limiti segnati in legge relativamente al carattere delle associazioni e al compito ad esse attribuito. Da ciò dipenderà la riduzione al minimo di allarmi e tensioni nell’applicazione della normativa in questione, anche sotto il profilo dell’aggravio che possa derivarne per gli uffici giudiziari.
Dopo tutte queste sacrosante argomentazioni che fanno letteralmente a pezzi la legge approvata dalle Camere sotto il ricatto politica della Lega Nord, il presidente conclude:
Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi e intervenire sull’indirizzo politico e sui contenuti essenziali di questa come di ogni legge approvata dal Parlamento”.
Bastava solo scrivere che la legge veniva reinviata alle Camere per una nuova deliberazione e il testo della lettera sarebbe stato senz’altro più coerente.
I PRECEDENTI:
 E’ già la quarta vola che Napolitano promulga una legge accompagnandola da una lettera (sostegno industriale e quote latte, decreto legge sullo sviluppo economico e la competitività, salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie). Carlo Azeglio Ciampi aveva utilizzato tale strumento solo una volta; mentre non si ricordano tali precedenti per gli altri inquilini del Quirinale.
Inoltre se al Presidente stavano tanto a cuore le norme ampiamente condivise in sede parlamentare in materia di criminalità organizzata, avrebbe potuto non promulgare la legge e concordare col Governo l’introduzione di tali norme (ripeto solo una minima parte della legge) attraverso un apposito decreto legge che sarebbe stato senz’altro votato anche dalle opposizioni.

Oggi sciopero: silenzio rumoroso

14 luglio 2009 Rosario Nessun commento

logobavaglionetworkani

Diritto alla rete

4 luglio 2009 Rosario Nessun commento

Diritto alla reteGuido Scorza ed Alessandro Gilioli, con la collaborazione tecnica di Enzo Di Frenna, hanno lanciato l’idea di un’adesione del mondo dell’informazione in Rete alla “giornata del silenzio” contro il ddl Alfano proclamata dal Consiglio nazionale della Stampa italiana.
E’ già online la piattaforma  Diritto alla rete, sito che si prepara ad accogliere, in vista del 14 luglio, idee, loghi, contributi, video per contrastarela volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere“.
L’iniziativa punta in particolar modo a modificare il comma 28 dell’art. 1 del ddl sulle intercettazioni che, se approvato, assoggetterebbe il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche segnando, così, un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete.
 Si legge nel nuovo sito: “La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.
 Con il ddl Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog
.”
Vengono invitati tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo il logo dell’iniziativa e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link al manifesto pubblicato nel sito.
 

483 caratteri (spazi inclusi) per salvare la Rete

27 giugno 2009 Rosario Nessun commento

L’Avv. Guido Scorza e l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione hanno lanciato in rete una raccolta di firme su una lettera indirizzata a tutti i Capi Gruppo del Senato affinché presentino il seguente emendamento al disegno di legge sulle intercettazioni.
483 caratteri (spazi inclusi) per salvare la Rete: non credo che i cittadini italiani chiedano troppo (questo il titolo dell’iniziativa).
PROPOSTA DI EMENDAMENTO al DDL n. S1611
Al comma 28 dell’art. 1, lettera a), capoverso le parole: «Per i siti informatici» sono sostituite con le seguenti: «Per i giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5».
Al comma 28 dell’art. 1, lettera e), le parole: “o delle trasmissioni informatiche o telematiche” sono sostituite con le seguenti: «o dei giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″.
Come spiegano i promotori nella lettera l’attuale formulazione del comma 28 dell’art. 1 assoggetterebbe il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche. La mancata rettifica entro 48 ore comporterebbe, per il responsabile del sito informatico, la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire (chissà perché poi la formulazione in lire!). Ciò “rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione.”
L’anacronistico istituto della rettifica è nato nel 1948 quando gli organi di informazione (allora esclusivamente i giornali) si ponevano su un piano di superiorità rispetto alla massa di fruitori dell’informazione. Non era facile, infatti, che ognuno potesse contrapporre ad una notizia falsa una corrispondente notizia/smentita con analoghi mezzi. L’obbligo di smentita è privo di ogni utilità tra gli utilizzatori della rete in quanto ognuno di essi è “sempre libero di contrapporre ad un’informazione, un’altra informazione di segno opposto ed idonea, come tale, a rettificare quella originaria senza l’esigenza di alcuna collaborazione da parte dell’autore di quest’ultima.” E’ questa la rivoluzione del web 2.0 che l’attuale classe politica non riesce o non vuole comprendere.
Oltre a questo emendamento, come sottolineato da Claudio Messora sul suo blog (e che riporto nel video di questo articolo), potrebbe essere sufficiente rendere obbligatori, per le piattaforme di blogging italiane, i meccanismi del Trackback e Blog Reactions; “la tecnologia esiste abbandoniamo penna e calamaio ed utilizziamola!”
Il testo del ddl sulle intercettazioni è approdato in Commisione Giustizia del Senato il 24 giugno. Se ne prevede l’esame da parte dell’Aula intorno alla prima decade di luglio. Vedremo quanti Senatori avranno raccolto l’appello venuto dalla rete e presenteranno il suddetto emendamento o altri analoghi proposti dal web.

Digital divide in Parlamento

26 giugno 2009 Rosario Nessun commento

Il 28 aprile 2009 è stato costituito l’intergruppo parlamentare 2.0, associazione bipartisan di deputati e senatori che nasce con l’ambizione di “promuovere un confronto tra politica, imprese e cittadini sul Web 2.0 ed i suoi strumenti, al fine di sfruttarne al meglio le opportunità per l’intero sistema Italia in termini di sviluppo economico, culturale e democratico: prima di legiferare bisogna capire e dialogare”. L’Intergruppo si rivolge ai parlamentari di tutti gli schieramenti, sensibili al tema delle nuove tecnologia consapevoli del ruolo fondamentale acquisito da Internet nella nostra società. Hanno aderito 29 parlamentari. Il 23 giugno l’intergruppo decide di incontrare il Prof. Alfonso Fuggetta del Politecnico di Milano per parlare delle numerose opportunità legate ad Internet e della necessità di sfruttarle. Sul blog dell’Associazione viene pubblicata la notizia dell’incontro coi dovuti ringraziamenti e la pubblicazione delle slide che il professore aveva preparato con tanto impegno e professionalità.
Peccato che il Prof. Fuggetta, il giorno prima (giorno in cui si è svolto il fatidico evento), aveva già pubblicato, sul suo blog, la clamorosa notizia dei presenti all’incontro:
“Ebbene si. Ho fatto l’incontro a Roma. Sapete in quanti si sono presentati?
Uno, 1, dicesi 1.
Non dico altro.”
Non sarebbe stato meglio scriverlo nel post che all’incontro era presente solo una persona? Ciò appare come la dimostrazione lampante di come spesso certi parlamentari considerino la comunicazione sul web alla stregua di quella unilaterale della televisione e della carta stampata. Inoltre ad un commento di un lettore che faceva notare la presenza dell’unico parlamentare, lo scrivente adduce le solite giustificazioni: “i parlamentari sono stati trattenuti in Aula o presso le rispettive Commissioni parlamentari per via del prolungamento dell’esame e della votazione di provvedimenti urgenti. Alcuni parlamentari hanno tuttavia mandato i loro collaboratori all’incontro, affinché glie ne riferissero i contenuti”, oltre che opportune scuse. Da incontro con i rappresentanti del popolo italiano per parlare del futuro a riunione coi loro portaborse.

Il cambiamento di Minzolini

24 giugno 2009 Rosario 1 commento

Da ieri impazzano sulla rete, grazie alla pubblicazione di un blog: Giovani carini e disturbati, le parole dell’attuale direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Egli in un’intervista del 29 ottobre 1984 dichiara a Repubblica:
Questa ondata di smentite che arriva alla stampa italiana non si ritorce contro la credibilità dei giornali? “Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. Il rinnovamento del Parlamento italiano è un fenomeno anche sociologico di cui la stampa deve dare conto: io non dimentico mai che il mio referente è il lettore e non il politico e che il mio compito è quello di rappresentarlo come è senza mediazioni”. Rappresentarlo anche nei suoi aspetti privati? E’ giusto frugare nella vita intima di chi ci governa, è utile? “Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”. Clicca qui per il pezzo integrale.
Nell’editoriale del Tg1 delle 20 del 22 giugno, egli spiega il perché della “posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento“. In particolare chiarisce che “Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”.
Nella fattispecie in questione potrebbero non esserci ipotesi di reato. Ad esempio Berlusconi potrebbe essere stato inconsapevole del fatto che un imprenditore, magari per ingraziarsi il premier, pagasse escort per fargli compagnia. Magari attribuendo le presenze nel suo harem al suo irresistibile fascino ed alla sua prestanza fisica.  Ciò non toglie che lo sconsiderato stile di vita del cavaliere sia, oltre che moralmente discutibile, foriero di rischi per l’immagine e la sicurezza del paese. Com’è possibile che una ragazza che il premier non aveva mai visto entri a Palazzo Grazioli e registri conversazioni, scatti fotografie, senza essere stata sottoposta a preventivi controlli da parte dei servizi di sicurezza?
Per quanto attiene alle notizie certe, ricordo al direttore del Tg1 che esistono nastri e fotografie portate come prova ai magistrati da Patrizia D’Addario, controlli incrociati sui conti correnti bancari, fatture di alberghi e aerei pagati negli ultimi mesi da Gianpaolo Tarantini per sé, per i suoi collaboratori e per le ragazze del suo giro.
Capisco che l’articolo di Minzolini sia stato scritto 15 anni fa; capisco che egli non è più il giovane “inviato di punta della Stampa che, “sul campo” dalle dieci di mattina alle dieci di sera, annusa l’ aria come un furetto sul suo motorino all’ inseguimento delle macchine blu e spunta dove uno meno se lo aspetta“; ma c’entrerà qualcosa l’essere stato nominato direttore del più importante Tg in una cena a Palazzo Grazioli?