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Lo scioglimento dell’amministrazione di Campobello di Licata

Con provvedimento del 30 marzo 2004 il Prefetto di Agrigento disponeva  l’accesso ispettivo presso il Comune di Campobello di Licata al fine di verificare la presenza di forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata. Insediatasi la commissione ispettiva e vagliata l’attività amministrativa del Comune di Campobello di Licata la stessa, al termine delle proprie operazioni, nel mese di settembre del 2004, provvedeva ad inoltrare l’esito di detta verifica alla Prefettura proponente per l’assunzione dei provvedimenti consequenziali. Nessun provvedimento veniva, però, assunto nell’immediatezza da detta Prefettura. Anzi, secondo notizie giornalistiche del tempo, il Prefetto di Agrigento riferiva che nessuna forma di ingerenza e/o compromissione dell’attività pubblica era stata riscontrata a carico dell’amministrazione del Comune di Campobello di Licata e che, pertanto, nessun provvedimento di scioglimento sarebbe stato assunto nei confronti della stessa. Senonché, a distanza di quasi due anni, essendo stato arrestato il Sindaco (che sarà assolto il 25 novembre 2009) a fronte di un accertamento ispettivo che di sicuro diversi dubbi poneva posta l’inattività nell’immediato da parte della detta Prefettura, senza che siano stati compiuti ulteriori e nuovi accertamenti, nuove ispezioni presso il Comune di Campobello di Licata o, comunque, richiesti chiarimenti o integrazioni all’amministrazione, il Ministro dell’Interno, su impulso del Prefetto di Agrigento, recupera l’esito del detto accertamento e formula in data 13.07.2006 (22 mesi dopo la conclusione dell’accertamento ispettivo) la proposta di scioglimento degli organi elettivi nominati a seguito della consultazione elettorale del 26.05.2002 in quanto caratterizzata da forme di ingerenza criminale tali da comprometterne l’imparzialità, il buon andamento ed il regolare dei servizi ad essa affidati. Sulla scorta di tale proposta il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 14 luglio 2006, deliberava lo scioglimento dei detti organi elettivi, inviando al Presidente della Repubblica gli atti per l’adozione del necessario Decreto di scioglimento (firmato il 18 Luglio 2007).
Secondo il Decreto di scioglimento (e relative relazioni allegate) l’amministrazione comunale è stata sciolta per il ritenuto collegamento tra l’amministrazione uscente dalle consultazioni elettorali del 26.05.2002 e la criminalità organizzata. Ciò attraverso le figure di taluni amministratori o di talune imprese ritenute, a diverso titolo, vicine a soggetti gravitanti nel detto mondo della criminalità organizzata che, secondo la ricostruzione offerta, sovente hanno intrattenuto rapporti con la detta amministrazione. Conseguenza di tali collegamenti viene individuata nella massiccia ingerenza criminale sull’attività amministrativa, tale da comprometterne l’imparzialità nella gestione, il buon andamento ed il regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati, con particolare riferimento al settore degli appalti pubblici ove si assisterebbe al precostituito disegno di dirottare gran parte del flusso finanziario pubblico in favore di alcune imprese contigue ad esponenti malavitosi e, segnatamente, di talune di esse specificatamente indicate e riconducibili ad un noto latitante locale. Lo strumento a tal fine individuato ricadrebbe, sempre secondo la ricostruzione offerta, nell’eccessivo ricorso agli strumenti della trattativa privata, del cottimo appalto e della somma urgenza in violazione della normativa dettata in materia
Rapporti degli amministratori con la criminalità organizzata
Per come sinteticamente espresso nella proposta del Ministro, un amministratore è cognato di un pregiudicato, censurato per associazione a delinquere di stampo mafioso e concorso in duplice omicidio, già in carcere da 12 anni (non si comprende come abbia potuto influire sull’amministrazione uno in carcere da 12 anni) senza dire che ha anche un genero che è nell’arma dei carabinieri; è  assolutamente incensurato;  nessun collaboratore di giustizia né ha mai fatto riferimento; a oggi lo stesso non ha subito nessuna azione penale di alcun tipo; ha svolto ininterrottamente, negli ultimi 50 anni, attività politica che spesso lo ha visto ricoprire un ruolo pubblico, senza che mai gli sia stato imputato alcunché. Inoltre il cognato del detto amministratore appartiene ad una famiglia contrapposta, per come rilevato dagli stessi organi accertatori, a quella oggi ritenuta dagli inquirenti predominante sul territorio. Così dicasi per l’altro amministratore, “figlio di un defunto mafioso” come dice il rapporto, morto, ma morto nel 1976, trenta anni fa!, (non ci risulta che i morti possano condizionare dalla tomba un’amministrazione), senza dire che su questo amministratore né sull’altro risultano censure, addirittura a uno dei due, al figlio del “defunto mafioso” non risulta nemmeno una infrazione per divieto di sosta. In questo paese la responsabilità penale non è personale come la condotta morale? O le colpe dei padri e dei parenti ricadono su figli, cognati e parenti in genere? Così dicasi dei consiglieri. Uno di maggioranza e uno di minoranza. Quello di maggioranza è figlio di una figlia del “defunto mafioso” morto trenta anni fa, l’altro di minoranza ha sempre votato contro i provvedimenti dell’amministrazione. La sua influenza è stata irrilevante. Il ritenuto “collegamento” tra l’amministrazione comunale e la criminalità organizzata viene rinvenuto esclusivamente nel detto rapporto di parentela, senza l’indicazione di ulteriori elementi che confermino o quantomeno facciano propendere per tale evenienza.
Imprese
Nella monografia che potete leggere in fondo a questo post, viene dato conto di ogni singola impresa che ha avuto rapporti con il Comune, in modo particolareggiato, per dare un quadro esaustivo del vero operato degli organi del Comune, del rispetto delle leggi e dei suoi regolamenti. Viene confutato quanto scritto sull’affidamento a trattativa privata dei lavori di manutenzione straordinaria delle scuole elementari che, a parere della commissione, è ingiustificato quanto invece è giustificato per legge e regolamento comunale e così dicasi per il rilievo sull’altro lavoro che non era un lavoro a base d’asta, bensì un progetto di finanza, (realizzato con il capitale dell’impresa). Viene dato conto analiticamente, nel corso dell’esposizione, dell’intero settore degli appalti per rigettare con forza, anomalie e irregolarità riscontrate che, ad avviso della commissione, hanno permesso “di dirottare le risorse finanziarie verso le imprese individuate, in massima parte locali, e sovente contigue ad esponenti mafiosi ovvero legate con rapporti di parentela con amministratori locali”. Viene smentito l’assunto che le risorse finanziarie sono state dirottate verso parenti degli amministratori.
Le ditte i cui titolari hanno parenti nell’amministrazione sono tre ed hanno effettuato forniture o lavori per conto del Comune per un importo risibile in otto anni e nessun servizio. Si precisa che le ditte nei confronti delle quali è stato ordinato la confisca dei beni si riducono a due, Falsone Carmela e Middioni Angelo (successivamente assolto)che hanno svolto lavori per il Comune di Campobello di Licata, la prima per un importo di 4,000 euro e il secondo per un importo di 24.000 nel corso di due anni e prima della consiliatura del maggio 2002 e quando nei loro confronti non era emerso nulla di rilevante e la camera di Commercio attestava la certificazione antimafia. Si nota, semplicemente, che non c’è stato un “frequente ricorso” al cottimo fiduciario, dal momento che ne sono stati celebrati soltanto sei e di “modesto importo” come ha sottolineato la stessa commissione, cottimi celebrati perché la legge lo prevedeva, nel periodo in cui sono stati determinati. Non si è costituito l’albo delle imprese perché vietato per legge sin dal 2000. Sulle somme urgenze vengono chiariti tutti gli aspetti e rigettati i rilievi sollevati dalla commissione.
Sulla discarica si precisa soltanto che non si tratta di una discarica di ingombranti, ma di una discarica per rifiuti solidi urbani esaurita e dismessa e su cui si stavano portando avanti i progetti per la conduzione post mortem, per cui i terreni debbono essere espropriati e non possono essere restituiti al proprietario originario, come adombrato dalla commissione. In merito all’aumento del prezzo verificatosi nel 1999, si fa notare che l’attuale curatore ha chiesto anche lui un aumento del canone.
Da quanto detto e per tutto ciò che sarà esposto in dettaglio, non trova alcun fondamento l’asserita “vicinanza tra l’amministrazione comunale e la criminalità organizzata né è stato alterato il ruolo che la legge assegna al Comune di Ente esponenziale della comunità di cittadini , portatore generale dei loro interessi” né tanto meno “è venuta meno l’osservanza del principio di legalità né c’è stato un uso distorto delle funzioni pubbliche da pregiudicare le fondamentali garanzie democratiche, e da minare il principio di salvaguardia della sicurezza pubblica e compromesso le legittime aspettative della popolazione.”
Concludo sottolineando che l’amministrazione di Campobello di Licata vantava una nomea di efficacia, efficienza, di economicità, di buon governo e imparzialità tanto che si era soliti dire nel circondario che quella di Campobello doveva essere presa a modello dagli altri Comuni.

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