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Posts Tagged ‘Politica’

Eroi dimenticati

3 gennaio 2010 Rosario Nessun commento

Nel 1931 il regime fascista, nella spasmodica ansia di “fascistizzare” lo Stato, impose ad alcune cariche istituzionali, tra le quali funzionari statali, dirigenti, professori universitari, il giuramento di fedeltà al regime. La vicenda storicamente è assai controversa. Per quanto attiene ai docenti universitari, una versione attribuisce alla proposta del filosofo Giovanni Gentile la regia dell’operazione pseudo-culturale. Alcune fonti riferiscono che la bozza scritta dal grande filosofo, non prevedeva la fedeltà al regime, ma soltanto alla Monarchia, allo Statuto, e l’impegno di formare cittadini operosi, prodi e devoti alla Patria. Fu il ministro della Pubblica istruzione, Balbino Giuliano a fare quell’aggiunta. Comunque sia andata venne imposto ai docenti quest’assurdo atto di prostrazione ed umiliazione.
I professori universitari di ruolo che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo furono in tutto una dozzina su 1.200. “Sublimato all’un per mille”, titolò sprezzantemente un giornale d’obbedienza littoria. Ma ricordiamo i nomi di questi illustri personaggi.

Francesco Ruffini (giurista);
Edoardo Ruffini Avondo (giurista);
Fabio Luzzatto (giurista);
Giorgio Levi Della Vida (orientalista);
Gaetano De Sanctis (storico dell’antichità);
Ernesto Buonaiuti (teologo);
Vito Volterra (matematico);
Bartolo Nigrisoli (chirurgo);
Mario Carrara (antropologo);
Lionello Venturi (storico dell’arte);
Giorgio Errera (chimico);
Piero Martinetti (studioso di filosofia);
Errico Presutti (giurista).

Altri docenti, a vario titolo, non prestarono il giuramento tramite escamotege  o ragioni varie, differenti, tuttavia dal rifiuto esplicito dei colleghi. Vittorio Emanuele Orlando, ex presidente del Consiglio, scelse la pacifica soluzione di andarsene in pensione. Antonio De Viti De Marco scelse il “collocamento a riposo”, ma esprimendo pubblicamente le ragioni del dissenso. Da Cambridge l’ economista Piero Sraffa comunicò al ministro dell’ Educazione Nazionale le sue dimissioni da ordinario di Economia politica a Cagliari (aveva vinto la cattedra al King’ s College). Giuseppe Antonio Borgese, in missione negli Stati Uniti, al momento dell’imposizione del giuramento nel 1931, non riprese servizio all’Università di Milano dove era ordinario di Estetica, come risulta da due lettere scritte dagli Stati Uniti a Mussolini nel 1933, nelle quali motivava il suo no al fascismo (pubblicate due anni dopo a Parigi sui Quaderni di Giustizia e Libertà).
Diversi per estrazione sociale e radici culturali, altoborghesi e figli di tabaccaio, religiosissimi e anticlericali, socialisti e liberali, repubblicani e monarchici, ebrei e cattolici, i dissidenti sono apparentati da una spessa moralità e da un’indole naturalmente fuori dal coro.
Nel 2000 è stato pubblicato il libro Preferirei di no di Giorgio Boatti (Einaudi), che mostra in filigrana il percorso dell’intellighenzia italiana attraverso dodici personalità differenti per origine, carattere, modi di pensare, attitudini sociali. Precedentemente era già stato pubblicato il documentatissimo volume del tedesco Helmut Goetz, Il giuramento rifiutato, I docenti universitari e il regime fascista (La Nuova Italia), frutto di una puntigliosa ricerca condotta per trent’anni in archivi, memorie, giornali, corrispondenza privata, con inedite testimonianze personali che aprono inattesi squarci sui tormenti di coloro che s’adeguarono.
Questi eroi che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo, perdendo la cattedra, percependo una pensione di fame, subendo persecuzioni, divieti, vigilanza stretta ed oppressiva solo per prendere le distanze dalla “sconcia apologia della violenza, per essere coerenti agli ideali di libertà, dignità e coerenza interiore, per esprimere la loro ripugnanza quasi fisica al fascismo”. Questi dovrebbero figurare in un albo d’oro e ricordati con una lapide in tutte le città e i comuni d’Italia per dare un monito alle generazioni che non sanno cosa sia la dignità umana. Ricordare quei nomi è un dovere per gli italiani perché hanno dato onore ad un intero popolo. Non fu eroismo epico, ma sobrio e corretto atteggiamento di uomini integri e, se vogliamo, un gesto alla don Chisciotte (eroica figura, al contrario di quello che la vulgata dell’approssimativismo culturale ci ha sempre fatto credere). L’uomo, di solito è un essere misero e miserevole, che, per paura della povertà e della fame, è capace di perdere la dignità. Invero alla metà degli anni Sessanta, a favore alla piccola schiera di irriducibili, ci fu chi diede battaglia, proponendo che i loro nomi fossero scolpiti sui muri delle università italiane. Si chiamava Ignazio Silone.

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Proroga scioglimento Campobello

21 dicembre 2009 Rosario Nessun commento

Torno sull’argomento dello scioglimento del Consiglio Comunale del Comune di Campobello di Licata, già trattato nel post precedente, per affrontarne un particolare aspetto: la proroga dello scioglimento e della Commissione prefettizia che lo amministrava avvenuta il 16 gennaio 2008. Ciò perché nella relazione del Ministro dell’Interno di allora (Giuliano Amato) che accompagna il decreto c’è un passaggio che mi tocca particolarmente. Il passo che mi riguarda recita: “L’attivita’ della commissione straordinaria e’ stata peraltro condizionata negativamente dal pervicace atteggiamento di alcuni esponenti della disciolta compagine amministrativa, da anni presenti sulla locale scena politica che, forti di una fitta rete di relazioni interpersonali, continuano con atteggiamenti arroganti e provocatori ad interferire nella vita amministrativa dell’ente, avvalendosi della posizione di sottomissione e di riverenza di alcuni funzionari e di parte del personale assunti nel corso delle precedenti gestioni amministrative. Indicativa di tale contesto ambientale risulta essere l’azione diffamatoria posta in essere da un ex assessore della giunta comunale rimossa che, attraverso volantini con titoli ad effetto, mirava a delegittimare l’operato dell’organo di gestione straordinaria.”
Ebbene sì quell’ex assessore sono io. Infatti una volta decaduto dalla carica tornai a fare politica come militante della locale sezione dei Democratici di Sinistra sino al marzo 2007. Alla fine di tale mese, nel corso del congresso di sezione venni eletto segretario della storica sede locale dei DS. All’inizio del 2007, come partito politico che aveva amministrato il comune per larga parte del dopoguerra, cominciammo ad ingaggiare una campagna di stimolo dell’operato della Commissione Straordinaria che governava la città. Tutto ciò nella piena ed assoluta convinzione che l’amministrazione democraticamente eletta fosse stata sciolta senza valide motivazioni e che, alla fine dell’odissea giudiziaria l’ex leader di quella amministrazione sarebbe stato riconosciuto innocente (il 25 novembre 2009 la quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo ha assolto Calogero Gueli dall’accusa di concorso esterno in associazione delinquenziale di stampo mafioso). Riporterò di seguito i volantini con titoli ad effetto che citano il Ministro ed il Prefetto. Vi accorgerete, dalla lettura, che non miravano affatto a delegittimare l’operato dell’organo di  gestione straordinaria. Essi vertevano solo su problematiche politiche ed amministrative. Magari il linguaggio in alcuni casi è stato sarcastico; ma gli scritti vertevano sempre su fatti concreti, documentati e, nella stragrande maggioranza dei casi, su argomenti sollevati da cittadini che si recavano nella sezione per avanzare lamentele e/o proposte. Io e la classe dirigente del partito dei DS abbiamo solo svolto, a livello locale, il ruolo che la Costituzione assegna ai partiti politici.

Solidarietà sociale (Leggi il volantino)
Un volantino informava la cittadinanza, vista la carenza di forme di comunicazione, che la precedente amministrazione aveva stanziato 112.000,00€ per l’assistenza alle famiglie bisognose e che le somme destinate alla solidarietà sociale non rientrano tra quelle di cui si deve tenere conto per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal patto di stabilità e, se non spese, non migliorano, sotto questo profilo, il bilancio comunale. Ciò in quanto la commissione in sei mesi aveva concesso solo 3 contributi a famiglie povere.

Comunicato stampa per mancata sepoltura di indigenti (Leggi)
Si portava a conoscenza la cittadinanza che due giovani indigenti giacevano da mesi nella nelle celle frigorifere del cimitero di Campobello di Licata perché non avevo un loculo dove poter essere collocati. Inoltre i Democratici di Sinistra si rendevano disponibili a fare fronte al pagamento dei loculi.

Completamento rete idrica (Leggi)
La precedente amministrazione aveva dato incarico di progettazione per la realizzazione di alcuni tratti di rete idrica nelle periferie dell’abitato ed aveva, su suggerimento dell’Eas, fatto includere un anello di congiunzione per servire tutte le palazzine costruite sull’asse nord-sud dell’abitato per rifornire di acqua potabile gli abitanti. Per delle disattenzioni dell’ufficio tecnico l’opera andò in gara con ritardo e i lavori non furono consegnati dalla passata amministrazione. Risultava che la Commissione straordinaria, al febbraio 2007, non aveva ancora dato l’autorizzazione a stipulare il contratto e non se ne capiva  la ragione.

Impianti fotovoltaici, pavimentazione del centro abitato; rete fognaria
Si informava la cittadinanza che alcune che opere si stavano realizzando nel febbraio 2007 (pavimentazione del centro abitato; rete fognaria) erano frutto della precedente amministrazione. Inoltre erano stati richiesti dal Comune tre distinti finanziamenti all’Assessorato Regionale Industria per l’ammissione alle agevolazioni previste dal cosiddetto “conto energia” per la realizzazione di tre impianti fotovoltaici. Era prevista l’erogazione di un contributo proporzionato alla quantità di energia prodotta per venti anni oltre al ricavo della vendita dell’energia elettrica. La cifra per i tre impianti ammontava a quasi 2 milioni e mezzo di euro. L’operazione sfumò perché gli impianti dovevano essere realizzati entro un anno dall’emissione dei decreti di ammissione alle agevolazioni e cioè entro il mese di aprile dell’anno 2007.

Realizzazione dell’impianto di produzione di energia elettrica da biogas
La commissione aveva cancellato dalla programmazione delle opere pubbliche la realizzazione dell’impianto di produzione di energia elettrica da biogas nella discarica sub comprensoriale di contrada Favarotta. La perdita per il comune è stata di 700.000,00 euro.

Pubblica illuminazione e situazione idrica
Su segnalazione di molti cittadini si chiedeva perché da più di un mese non venivano sostituite le lampade della pubblica illuminazione. Inoltre veniva segnalato che era diminuita la dotazione idrica a disposizione del Comune invitando l’amministrazione ad attivare potabilizzatore di contrada Fondachello.

Nota sullo stato del Programma triennale delle Opere Pubbliche

Nota sull’organizzazione del personale

Comunicato stampa sulla ricorrenza del 25 aprile

Approvvigionamento idrico residenze estive ed attività pubbliche con autobotti

Chiarimenti del servizio rapporti con il pubblico

Lo scioglimento dell’amministrazione di Campobello di Licata

19 dicembre 2009 Rosario Nessun commento

Con provvedimento del 30 marzo 2004 il Prefetto di Agrigento disponeva  l’accesso ispettivo presso il Comune di Campobello di Licata al fine di verificare la presenza di forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata. Insediatasi la commissione ispettiva e vagliata l’attività amministrativa del Comune di Campobello di Licata la stessa, al termine delle proprie operazioni, nel mese di settembre del 2004, provvedeva ad inoltrare l’esito di detta verifica alla Prefettura proponente per l’assunzione dei provvedimenti consequenziali. Nessun provvedimento veniva, però, assunto nell’immediatezza da detta Prefettura. Anzi, secondo notizie giornalistiche del tempo, il Prefetto di Agrigento riferiva che nessuna forma di ingerenza e/o compromissione dell’attività pubblica era stata riscontrata a carico dell’amministrazione del Comune di Campobello di Licata e che, pertanto, nessun provvedimento di scioglimento sarebbe stato assunto nei confronti della stessa. Senonché, a distanza di quasi due anni, essendo stato arrestato il Sindaco (che sarà assolto il 25 novembre 2009) a fronte di un accertamento ispettivo che di sicuro diversi dubbi poneva posta l’inattività nell’immediato da parte della detta Prefettura, senza che siano stati compiuti ulteriori e nuovi accertamenti, nuove ispezioni presso il Comune di Campobello di Licata o, comunque, richiesti chiarimenti o integrazioni all’amministrazione, il Ministro dell’Interno, su impulso del Prefetto di Agrigento, recupera l’esito del detto accertamento e formula in data 13.07.2006 (22 mesi dopo la conclusione dell’accertamento ispettivo) la proposta di scioglimento degli organi elettivi nominati a seguito della consultazione elettorale del 26.05.2002 in quanto caratterizzata da forme di ingerenza criminale tali da comprometterne l’imparzialità, il buon andamento ed il regolare dei servizi ad essa affidati. Sulla scorta di tale proposta il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 14 luglio 2006, deliberava lo scioglimento dei detti organi elettivi, inviando al Presidente della Repubblica gli atti per l’adozione del necessario Decreto di scioglimento (firmato il 18 Luglio 2007).
Secondo il Decreto di scioglimento (e relative relazioni allegate) l’amministrazione comunale è stata sciolta per il ritenuto collegamento tra l’amministrazione uscente dalle consultazioni elettorali del 26.05.2002 e la criminalità organizzata. Ciò attraverso le figure di taluni amministratori o di talune imprese ritenute, a diverso titolo, vicine a soggetti gravitanti nel detto mondo della criminalità organizzata che, secondo la ricostruzione offerta, sovente hanno intrattenuto rapporti con la detta amministrazione. Conseguenza di tali collegamenti viene individuata nella massiccia ingerenza criminale sull’attività amministrativa, tale da comprometterne l’imparzialità nella gestione, il buon andamento ed il regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati, con particolare riferimento al settore degli appalti pubblici ove si assisterebbe al precostituito disegno di dirottare gran parte del flusso finanziario pubblico in favore di alcune imprese contigue ad esponenti malavitosi e, segnatamente, di talune di esse specificatamente indicate e riconducibili ad un noto latitante locale. Lo strumento a tal fine individuato ricadrebbe, sempre secondo la ricostruzione offerta, nell’eccessivo ricorso agli strumenti della trattativa privata, del cottimo appalto e della somma urgenza in violazione della normativa dettata in materia
Rapporti degli amministratori con la criminalità organizzata
Per come sinteticamente espresso nella proposta del Ministro, un amministratore è cognato di un pregiudicato, censurato per associazione a delinquere di stampo mafioso e concorso in duplice omicidio, già in carcere da 12 anni (non si comprende come abbia potuto influire sull’amministrazione uno in carcere da 12 anni) senza dire che ha anche un genero che è nell’arma dei carabinieri; è  assolutamente incensurato;  nessun collaboratore di giustizia né ha mai fatto riferimento; a oggi lo stesso non ha subito nessuna azione penale di alcun tipo; ha svolto ininterrottamente, negli ultimi 50 anni, attività politica che spesso lo ha visto ricoprire un ruolo pubblico, senza che mai gli sia stato imputato alcunché. Inoltre il cognato del detto amministratore appartiene ad una famiglia contrapposta, per come rilevato dagli stessi organi accertatori, a quella oggi ritenuta dagli inquirenti predominante sul territorio. Così dicasi per l’altro amministratore, “figlio di un defunto mafioso” come dice il rapporto, morto, ma morto nel 1976, trenta anni fa!, (non ci risulta che i morti possano condizionare dalla tomba un’amministrazione), senza dire che su questo amministratore né sull’altro risultano censure, addirittura a uno dei due, al figlio del “defunto mafioso” non risulta nemmeno una infrazione per divieto di sosta. In questo paese la responsabilità penale non è personale come la condotta morale? O le colpe dei padri e dei parenti ricadono su figli, cognati e parenti in genere? Così dicasi dei consiglieri. Uno di maggioranza e uno di minoranza. Quello di maggioranza è figlio di una figlia del “defunto mafioso” morto trenta anni fa, l’altro di minoranza ha sempre votato contro i provvedimenti dell’amministrazione. La sua influenza è stata irrilevante. Il ritenuto “collegamento” tra l’amministrazione comunale e la criminalità organizzata viene rinvenuto esclusivamente nel detto rapporto di parentela, senza l’indicazione di ulteriori elementi che confermino o quantomeno facciano propendere per tale evenienza.
Imprese
Nella monografia che potete leggere in fondo a questo post, viene dato conto di ogni singola impresa che ha avuto rapporti con il Comune, in modo particolareggiato, per dare un quadro esaustivo del vero operato degli organi del Comune, del rispetto delle leggi e dei suoi regolamenti. Viene confutato quanto scritto sull’affidamento a trattativa privata dei lavori di manutenzione straordinaria delle scuole elementari che, a parere della commissione, è ingiustificato quanto invece è giustificato per legge e regolamento comunale e così dicasi per il rilievo sull’altro lavoro che non era un lavoro a base d’asta, bensì un progetto di finanza, (realizzato con il capitale dell’impresa). Viene dato conto analiticamente, nel corso dell’esposizione, dell’intero settore degli appalti per rigettare con forza, anomalie e irregolarità riscontrate che, ad avviso della commissione, hanno permesso “di dirottare le risorse finanziarie verso le imprese individuate, in massima parte locali, e sovente contigue ad esponenti mafiosi ovvero legate con rapporti di parentela con amministratori locali”. Viene smentito l’assunto che le risorse finanziarie sono state dirottate verso parenti degli amministratori.
Le ditte i cui titolari hanno parenti nell’amministrazione sono tre ed hanno effettuato forniture o lavori per conto del Comune per un importo risibile in otto anni e nessun servizio. Si precisa che le ditte nei confronti delle quali è stato ordinato la confisca dei beni si riducono a due, Falsone Carmela e Middioni Angelo (successivamente assolto)che hanno svolto lavori per il Comune di Campobello di Licata, la prima per un importo di 4,000 euro e il secondo per un importo di 24.000 nel corso di due anni e prima della consiliatura del maggio 2002 e quando nei loro confronti non era emerso nulla di rilevante e la camera di Commercio attestava la certificazione antimafia. Si nota, semplicemente, che non c’è stato un “frequente ricorso” al cottimo fiduciario, dal momento che ne sono stati celebrati soltanto sei e di “modesto importo” come ha sottolineato la stessa commissione, cottimi celebrati perché la legge lo prevedeva, nel periodo in cui sono stati determinati. Non si è costituito l’albo delle imprese perché vietato per legge sin dal 2000. Sulle somme urgenze vengono chiariti tutti gli aspetti e rigettati i rilievi sollevati dalla commissione.
Sulla discarica si precisa soltanto che non si tratta di una discarica di ingombranti, ma di una discarica per rifiuti solidi urbani esaurita e dismessa e su cui si stavano portando avanti i progetti per la conduzione post mortem, per cui i terreni debbono essere espropriati e non possono essere restituiti al proprietario originario, come adombrato dalla commissione. In merito all’aumento del prezzo verificatosi nel 1999, si fa notare che l’attuale curatore ha chiesto anche lui un aumento del canone.
Da quanto detto e per tutto ciò che sarà esposto in dettaglio, non trova alcun fondamento l’asserita “vicinanza tra l’amministrazione comunale e la criminalità organizzata né è stato alterato il ruolo che la legge assegna al Comune di Ente esponenziale della comunità di cittadini , portatore generale dei loro interessi” né tanto meno “è venuta meno l’osservanza del principio di legalità né c’è stato un uso distorto delle funzioni pubbliche da pregiudicare le fondamentali garanzie democratiche, e da minare il principio di salvaguardia della sicurezza pubblica e compromesso le legittime aspettative della popolazione.”
Concludo sottolineando che l’amministrazione di Campobello di Licata vantava una nomea di efficacia, efficienza, di economicità, di buon governo e imparzialità tanto che si era soliti dire nel circondario che quella di Campobello doveva essere presa a modello dagli altri Comuni.

Leggi la monografia

Un caso di “ordinaria” ingiustizia

18 dicembre 2009 Rosario 2 commenti

Il 25 novembre 2009 la quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo ha assolto Calogero Gueli dall’accusa di concorso esterno in associazione delinquenziale di stampo mafioso.

I FATTI

La notte del 22 giugno 2006 viene arrestato Calogero Gueli, sino ad allora sindaco del comune di Campobello di Licata in provincia di Agrigento. L’arresto avviene in esecuzione di un ordinanza di custodia cautelare che contesta, all’uomo politico siciliano, i reati di associazione mafiosa ed estorsione. Diciannove giorni dopo l’arresto, il Tribunale della Libertà ne dispone la scarcerazione per insufficienza di indizi. Qualche giorno dopo (15 luglio 2006), il Comune di Campobello di Licata viene sciolto per infiltrazioni mafiose.
La Procura della Repubblica ricorre in Cassazione contro la scarcerazione. La Corte di Cassazione annulla l’ordinanza di scarcerazione e rinvia ad una nuova sessione del Tribunale del Riesame. Il nuovo Tribunale conferma la custodia cautelare in carcere ma ne sospende l’efficacia sino al passato in giudicato della decisione. Il 22 novembre 2007 la Cassazione respinge il ricorso della difesa e Calogero Gueli viene arrestato una seconda volta. Nel corso del processo, svolto col rito abbreviato, la Procura chiede la condanna di Calogero Gueli per associazione delinquenziale di stampo mafioso di cui all’articolo 416 bis e quale mandante di una estorsione ai danni dell’impresa Ventura Vincenzo. Il 30 novembre 2008 il Giudice dell’Udienza preliminare lo condanna a 3 anni e 4 mesi di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, venendo a cadere, dunque, sia l’accusa di associazione che quella di estorsione. Il 25 novembre 2009 la quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo ha assolto Calogero Gueli dall’accusa di concorso esterno in associazione delinquenziale di stampo mafioso.
Calogero Gueli ha passato quasi due anni tra carcere e arresti domiciliari. Un tribunale lo ha poi dichiarato innocente. Nel frattempo è stata distrutta la vita e la carriera politica di un uomo; è stata sciolta un’amministrazione comunale efficiente con argomentazioni risibili; è stata compiuta un’estrema ingiustizia!
PS Il sottoscritto è stato assessore della disciolta giunta comunale per otto mesi.

Oggi sciopero: silenzio rumoroso

14 luglio 2009 Rosario Nessun commento

logobavaglionetworkani

Diritto alla rete

4 luglio 2009 Rosario Nessun commento

Diritto alla reteGuido Scorza ed Alessandro Gilioli, con la collaborazione tecnica di Enzo Di Frenna, hanno lanciato l’idea di un’adesione del mondo dell’informazione in Rete alla “giornata del silenzio” contro il ddl Alfano proclamata dal Consiglio nazionale della Stampa italiana.
E’ già online la piattaforma  Diritto alla rete, sito che si prepara ad accogliere, in vista del 14 luglio, idee, loghi, contributi, video per contrastarela volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere“.
L’iniziativa punta in particolar modo a modificare il comma 28 dell’art. 1 del ddl sulle intercettazioni che, se approvato, assoggetterebbe il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche segnando, così, un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete.
 Si legge nel nuovo sito: “La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.
 Con il ddl Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog
.”
Vengono invitati tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo il logo dell’iniziativa e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link al manifesto pubblicato nel sito.
 

483 caratteri (spazi inclusi) per salvare la Rete

27 giugno 2009 Rosario Nessun commento

L’Avv. Guido Scorza e l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione hanno lanciato in rete una raccolta di firme su una lettera indirizzata a tutti i Capi Gruppo del Senato affinché presentino il seguente emendamento al disegno di legge sulle intercettazioni.
483 caratteri (spazi inclusi) per salvare la Rete: non credo che i cittadini italiani chiedano troppo (questo il titolo dell’iniziativa).
PROPOSTA DI EMENDAMENTO al DDL n. S1611
Al comma 28 dell’art. 1, lettera a), capoverso le parole: «Per i siti informatici» sono sostituite con le seguenti: «Per i giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5».
Al comma 28 dell’art. 1, lettera e), le parole: “o delle trasmissioni informatiche o telematiche” sono sostituite con le seguenti: «o dei giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″.
Come spiegano i promotori nella lettera l’attuale formulazione del comma 28 dell’art. 1 assoggetterebbe il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche. La mancata rettifica entro 48 ore comporterebbe, per il responsabile del sito informatico, la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire (chissà perché poi la formulazione in lire!). Ciò “rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione.”
L’anacronistico istituto della rettifica è nato nel 1948 quando gli organi di informazione (allora esclusivamente i giornali) si ponevano su un piano di superiorità rispetto alla massa di fruitori dell’informazione. Non era facile, infatti, che ognuno potesse contrapporre ad una notizia falsa una corrispondente notizia/smentita con analoghi mezzi. L’obbligo di smentita è privo di ogni utilità tra gli utilizzatori della rete in quanto ognuno di essi è “sempre libero di contrapporre ad un’informazione, un’altra informazione di segno opposto ed idonea, come tale, a rettificare quella originaria senza l’esigenza di alcuna collaborazione da parte dell’autore di quest’ultima.” E’ questa la rivoluzione del web 2.0 che l’attuale classe politica non riesce o non vuole comprendere.
Oltre a questo emendamento, come sottolineato da Claudio Messora sul suo blog (e che riporto nel video di questo articolo), potrebbe essere sufficiente rendere obbligatori, per le piattaforme di blogging italiane, i meccanismi del Trackback e Blog Reactions; “la tecnologia esiste abbandoniamo penna e calamaio ed utilizziamola!”
Il testo del ddl sulle intercettazioni è approdato in Commisione Giustizia del Senato il 24 giugno. Se ne prevede l’esame da parte dell’Aula intorno alla prima decade di luglio. Vedremo quanti Senatori avranno raccolto l’appello venuto dalla rete e presenteranno il suddetto emendamento o altri analoghi proposti dal web.

Il cambiamento di Minzolini

24 giugno 2009 Rosario 1 commento

Da ieri impazzano sulla rete, grazie alla pubblicazione di un blog: Giovani carini e disturbati, le parole dell’attuale direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Egli in un’intervista del 29 ottobre 1984 dichiara a Repubblica:
Questa ondata di smentite che arriva alla stampa italiana non si ritorce contro la credibilità dei giornali? “Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. Il rinnovamento del Parlamento italiano è un fenomeno anche sociologico di cui la stampa deve dare conto: io non dimentico mai che il mio referente è il lettore e non il politico e che il mio compito è quello di rappresentarlo come è senza mediazioni”. Rappresentarlo anche nei suoi aspetti privati? E’ giusto frugare nella vita intima di chi ci governa, è utile? “Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”. Clicca qui per il pezzo integrale.
Nell’editoriale del Tg1 delle 20 del 22 giugno, egli spiega il perché della “posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento“. In particolare chiarisce che “Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”.
Nella fattispecie in questione potrebbero non esserci ipotesi di reato. Ad esempio Berlusconi potrebbe essere stato inconsapevole del fatto che un imprenditore, magari per ingraziarsi il premier, pagasse escort per fargli compagnia. Magari attribuendo le presenze nel suo harem al suo irresistibile fascino ed alla sua prestanza fisica.  Ciò non toglie che lo sconsiderato stile di vita del cavaliere sia, oltre che moralmente discutibile, foriero di rischi per l’immagine e la sicurezza del paese. Com’è possibile che una ragazza che il premier non aveva mai visto entri a Palazzo Grazioli e registri conversazioni, scatti fotografie, senza essere stata sottoposta a preventivi controlli da parte dei servizi di sicurezza?
Per quanto attiene alle notizie certe, ricordo al direttore del Tg1 che esistono nastri e fotografie portate come prova ai magistrati da Patrizia D’Addario, controlli incrociati sui conti correnti bancari, fatture di alberghi e aerei pagati negli ultimi mesi da Gianpaolo Tarantini per sé, per i suoi collaboratori e per le ragazze del suo giro.
Capisco che l’articolo di Minzolini sia stato scritto 15 anni fa; capisco che egli non è più il giovane “inviato di punta della Stampa che, “sul campo” dalle dieci di mattina alle dieci di sera, annusa l’ aria come un furetto sul suo motorino all’ inseguimento delle macchine blu e spunta dove uno meno se lo aspetta“; ma c’entrerà qualcosa l’essere stato nominato direttore del più importante Tg in una cena a Palazzo Grazioli?

Posta Elettronica Certificata

22 giugno 2009 Rosario Nessun commento
Ministro BrunettaLe Email sono ormai diventate lo strumento di comunicazione più usato. La loro semplicità, immediatezza ed efficacia le ha rese uno strumento indispensabile sia nella vita privata che nei rapporti di lavoro. La posta elettronica, tuttavia, pur essendo uno strumento facilmente accessibile da qualsiasi utilizzatore, non fornisce né garanzie certe di effettivo invio e consegna di un messaggio, né certezza sulla sua paternità, né regole standardizzate che consentano di tracciare il percorso del messaggio durante la fase di trasmissione. Utenti esperti con l’utilizzo delle Email possono agevolmente falsificare il mittente, l’orario di invio, la notifica di ricezione e quant’altro. La posta elettronica certificata (PEC) è un sistema di posta elettronica in grado di superare le “debolezze” della posta elettronica e di poter essere utilizzata in qualsiasi contesto nel quale sia necessario avere prova opponibile dell’invio e della consegna di un documento elettronico. La posta elettronica certificata si presenta come un’innovazione capace di generare enormi risparmi sul piano economico nei settori pubblici e privati e di semplificare i rapporti tra privati e tra costoro e la Pubblica Amministrazione. Essa, se opportunamente usata, potrebbe sostituire una serie di atti e adempimenti ed i loro relativi costi: raccomandate postali, protocolli di atti in uffici nei quali le file si susseguono per ore e ore (Agenzie delle Entrate, Uffici del Catasto, Motorizzazioni, Tribunali ecc).  Il 5 maggio 2009 il Ministro Brunetta in una conferenza stampa a Palazzo Chigi annuncia che “Da settembre la posta elettronica certificata sarà a disposizione di imprese e cittadini. Già dopo l’estate cittadini e imprese potranno usare la Pec per dialogareposta-elettronica-certificata-pec con le amministrazioni, pretendendo una risposta per via telematica nei tempi previsti – specifica Brunetta -Se questo non avverrà gli utenti potranno utilizzare la class action la cui regolamentazione è inserita nel decreto delegato che verrà presentato il prossimo venerdì al Consiglio dei Ministri”. L’indomani, infatti, Brunetta firma, come ministro delegato, il  DPCM 6 maggio 2009 Recante: “Disposizioni in materia di rilascio e di uso della casella di posta elettronica certificata assegnata ai cittadini che viene portato il venerdì successivo in Consiglio dei Ministri e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 maggio. In esso però la class action scompare. All’art. 2 si afferma che: “Al cittadino che ne fa richiesta la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l’affidatario del servizio, assegna un indirizzo PEC.“  Si stabilisce, altresì, che il rilascio avviene senza oneri per il cittadino. L’art. 4 del DPCM stabilisce che: “Le Pubbliche amministrazioni istituiscono una casella di PEC per ogni registro di protocollo e ne danno comunicazione al CNIPA che provvede alla pubblicazione in rete consultabile per via telematica.
Nel decreto non c’è traccia di alcuna scadenza sia per le pubbliche amministrazioni che per il Ministero entro la quale l’iter del completamento dell’utilizzo della PEC nei rapporti con la Pubblica Amministrazione venga
completato. (Il termine di settembre resta solo nella vacuità delle parole del Ministro dette in conferenza stampa!). Si può obiettare che le pubbliche amministrazioni, abituate ad agire coi tempi paleozoicamente lenti della carta e delle scartoffie, necessitano di un ampio lasso di tempo per adeguarsi a quella che sembra una rivoluzione nei rapporti tra cittadini/imprese e la Pubblica Amministrazione. Ma almeno il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica si è certi si sia già dotato di una casella di PEC. Invece… Nulla!!! L’Ente che ha il compito di promuovere questo strumento non lo possiede, non lo usa, non lo ha ancora adottato!
Ma passiamo alla tanto sbandierata class actinon. All’art. 6 del decreto si disciplina il Monitoraggio del servizio PEC. L’affidatario del servizio fornisce alla Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie e alle pubbliche amministrazioni, per quanto di competenza di esse, elementi quantitativi e  qualitativi  relativi alle pubbliche amministrazioni adempienti ed a quelle non adempienti, nonché ogni altro elemento atto a verificare l’effettiva funzionalità, anche con riferimento ai tempi di espletamento delle procedure del servizio PEC. Tali elementi sono presi in considerazione ai fini della valutazione dei risultati conseguiti dalle pubbliche amministrazioni in base alle norme vigenti in materia.”. E le sanzioni per chi non si adegua? E la class action? Volate al vento come le parole del ministro.
Infocamere

Infocamere

Caro Ministro Brunetta, il non aver previsto termini e sanzioni per le pubbliche amministrazioni porterà le stesse ad adeguarsi con tempi prossimi alle calende greche. Le Camere di Commercio di tutta Italia hanno già previsto sistemi telematici di trasmissione di pratiche e di protocolli informatici. I risultati sono stati eccellenti. Abolizione totale della carta, eliminazione delle file, risparmio di tempi agli sportelli. Prenda esempio ed imponga ad una Pubblica Amministrazione obsoleta e borbonica (il suo Ministero in primis) l’adozione di principi di efficienza e di modernità che la rendano adeguata alla società del futuro.

Acqua potabile, genuina, economica: del rubinetto!

20 giugno 2009 Rosario Nessun commento

L'acqua del Sindaco

L'acqua del Sindaco

Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, attraverso un progetto portato avanti dalla società veneziana multiutility Veritas, ha fatto da grancassa ad una serie di iniziative destinate a rivoluzionare i consumi degli italiani nella direzione di quel tanto auspicato consumo sostenibile. “L’acqua del sindaco”  è il nome della campagna che invita i veneziani a bere acqua del rubinetto al posto della tanto abusata oligominerale.
Cacciari, col sostegno di numerosi pareri di ambientalisti, economisti e sociologi, parte da alcuni presupposti. I consumi di gasata e naturale sono cresciuti in vent’anni da 65 a 192 litri pro capite. Secondo Luca Martinelli di Altraeconomia: «L’ acqua del rubinetto costa 500 volte in meno della concorrente industriale». L’ Italia produce 12,4 miliardi di bottiglie l’ anno consumando 655 mila tonnellate di petrolio, scaricando in aria 910 mila tonnellate di CO2 e in pattumiera 200 mila tonnellate di polietilene, il cui smaltimento (solo un terzo viene riciclato) «è a carico di cittadini ed enti locali». Non solo. Otto litri di minerale su 10 percorrono in camion centinaia di chilometri per arrivare dalla sorgente agli scaffali dei supermercati e sui tavoli dei ristoranti. Bruciando ettolitri di gasolio. Per quanto riguarda la qualità, secondo Martinelli: «L’ acqua del rubinetto non ha niente da invidiare a quella industrial. Ogni pozzo che garantisce da 100 a 10 mila litri, il fabbisogno di un piccolo capoluogo, è sottoposto a 70 controlli l’anno. Nelle grandi città le verifiche sono decine di migliaia. E una recente sentenza del Tar, ma non ce n’ era bisogno, obbliga gli acquedotti pubblici alla trasparenza, pubblicando i risultati di tutti gli esami». I risultati si sono subito visti. La campagna portata avanti da Veritas ha fatto aumentare del 4% i cittadini che bevono acqua del rubinetto.
Inoltre qualcosa si muove anche al di là della laguna.
Il gruppo HERA (multiutility dell’Emilia Romagna) ha lanciato la campagna 0,0015 euro al litro. Campagna che tende a mettere in evidenza come l’acqua emiliana e romagnola sia buona e sicura, garantita da più di 100 controlli al giorno e costi solo 0,15 cent/Euro al litro.
L’ Acea a Roma, l’ Acquedotto Pugliese e quello lucano hanno “etichettato” il loro prodotto.
Le mense scolastiche di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Perugia, Abbiategrasso, Monterotondo, Cusano Milanino e tanti altri piccoli centri d’ Italia utilizzano l’acqua del rubinetto nelle proprie mense.
A Torino e in Piemonte è partita la campagna Tvb: «Ti voglio bere». Iniziativa che ha riportato la tradizionale bevanda del rubinetto in centinaia di asili e scuole elementari della regione, evitando di riempire le discariche piemontesi di 22 mila bottiglie di plastica al giorno.
E non solo Enti Pubblici. Oltre 1.500 ristoranti hanno aderito alla campagna di Legambiente “Imbrocchiamola”imbrocchiamola offrendo esplicitamente in menù l’ acqua del rubinetto.
E se fossimo abituati all’acqua gassata? Basta montare un apposito gasificatore in cucina e si ottiene un acqua frizzante che non ha nulla da invidiare alle acque minerali gasate. In Svezia il 30% delle famiglie produce da sé l’acqua frizzante mentre nel Belpaese le percentuali sono dello zero virgola.
Il fenomeno ovviamente non è solo italiano. A New York il rieletto sindaco Michael Bloomberg ha impostato parte della propria campagna elettorale sul ritorno al rubinetto. A Parigi Bertrand Delanoe si è reso protagonista di un clamoroso ritorno dal privato (che aveva peggiorato la qualità ed aumentato i prezzi) al pubblico. Il comune ha ripreso la gestione delle acque con risultati a dir poco eccellenti.
Le reazioni dei produttori di acque oligominerali. Secondo Ettore Fortuna, numero uno di Mineracqua, l’ organizzazione di settore: «L’ acqua di rubinetto e la nostra sono due cose completamente diverse – dice – : noi la recuperiamo in un giacimento sotterraneo profondo, protetto e incontaminato e la imbottigliamo alla fonte. Quella delle municipalizzate ha le provenienze più disparate. Torino la prende in parte dal Po, Firenze dall’ Arno, poi la devono trattare, disinfettare e potabilizzare». Uno studio (ancora non pubblicato) commissionato dall’ industria e contestato da Legambiente, sostiene Fortuna, «conferma che da un rubinetto su quattro esce acqua con tracce batteriologiche e “contaminanti di origine antropica”». Tutti in valori ben sotto i limiti massimi previsti dalla legge, però. E nella maggior parte dei casi – dice Martinelli – per colpa della mancata manutenzione degli impianti condominiali: «Le municipalizzate garantiscono un’ acqua pura fino al contatore, poi troppo spesso gli amministratori si dimenticano di trattare le cisterne e le autoclavi».
E si arriva al noccio della questione: il ruolo degli enti locali e/o aziende municipalizzate. Il ruolo dell’attore pubblico dovrebbe essere quello di supremo regolatore e garante dell’efficienza dei servizi e dei beni pubblici. Non riuscendo a garantire la salubrità di condotte, cisterne e impianti, abdicano al loro ruolo e finiscono per favorire, logo_acqua_pubblicaper dolo o negligenza, i business privati (eticamente immorali perché fondati su sfruttamenti socialmente fraudolenti di beni pubblici). Nella mia terra d’origine (la Sicilia) si arriva a paradossi in cui l’acqua diventa un affaire spesso in mano a consorterie politiche e criminali. Trasformandosi da bacini idrici in bacini di soldi (di voti) immoralmente ed illegittimamente prodotti.
Seguendo il modello di amministrazioni civili è necessario procedere verso quella virtuosa direzione che porterà gli Enti Locali a fare nulla più del proprio dovere, creando le condizioni affinché ogni cittadino possa finalmente godere di un bene che gli spetta naturalmente: l’acqua del rubinetto, potabile, genuina, economica.